Music Cover & Art

Il rapporto tra musica e arte è sempre stato molto forte, sin da quando negli anni cinquanta si capì l’importanza che la copertina del vinile poteva avere nel vendere i dischi, tanto che alcune cover riuscirono a rendere immediatamente riconoscibili album e cantante/gruppo. Sin da subito gli artisti scesero in campo al fianco dei musicisti per creare qualcosa di originale, che rispecchiasse entrambe le personalità e rendesse distinguibili lo stile dell’uno e dell’altro. L’incontro tra questi due campi artistici, così diversi ma compenetranti tra di loro, non fu molto difficile; negli anni sessanta e settanta, artisti e musicisti frequentavano gli stessi quartieri, gli stessi locali, le stesse persone, in particolare a New York, culla dei nuovi movimenti artistici e della rivoluzione musicale in chiave rock. Negli anni 2000 continuano a incontrarsi e a influenzarsi a vicenda, anche grazie ai videoclip, presenti oggi come non mai sulla scena musicale. Alcuni sodalizi furono effimeri e durarono giusto il tempo di una canzone o di un disco, altri invece riuscirono a mantenersi a lungo grazie all’alchimia creativa che si instaurò tra le personalità coinvolte. Mentre tutti conoscono i lavori applicati alla musica di Andy Warhol (chi vedendo la copertina dei Velvet Underground con la banana gialla non sa che è del maestro della Pop Art?), pochi saprebbero dire chi fotografò Patti Smith per il suo primo album, Horses, uscito nel 1975, e ancora meno saprebbero a chi si devono le copertine di due dischi dei Metallica, Load e Reload, messi presto nel dimenticatoio dagli stessi fans della band di San Francisco. Gli artisti preferiti dal mondo della musica sono da sempre quelli che ruotano attorno alla Pop Art, dai grandi maestri, come appunto Warhol e Roy Lichtenstein, agli esponenti della New Pop Art, come Takashi Murakami e Damien Hirst. Ma un autore molto amato dai musicisti, specie quelli più alternativi ed estremi, è stato anche H.R. Giger, che ha creato decine di copertine per altrettanti gruppi, dagli Emerson, Lake and Palmer ai Carcass, da Debbie Harry ai Danzig, nonché l’asta del microfono di Jonathan Davis, frontman dei Korn, un perturbante nudo femminile con reminescenze robotiche.

A due anni di distanza l’uno dall’altro, l’ottavo decennio del Novecento vede comparire sul mercato discografico Sticky Fingers dei Rolling Stones (1971), Brain Salad Surgery degli Emerson, Lake and Palmer (1973) e Horses di Patti Smith (1975). Tre album di generi musicali completamente differenti, tre copertine realizzate da artisti diversissimi, ma tutti maestri di precisi stili artistici. Mentre la cerniera apribile di Warhol fece scandalizzare i benpensanti dell’epoca e lasciò i più a interrogarsi su chi fosse il modello in jeans (Mick Jagger? Un giovane della Factory?), di tutt’altra foggia era la copertina degli ELP, band progressive capitanata da Emerson, Lake and Palmer, opera di un artista lontanissimo dalla Pop Art modaiola e ammiccante. Niente infatti sembra accomunare Warhol a H.R. Giger, pittore svizzero ossessionato dai teschi e dalla meccanica, una sorta di simbolista prestato alla fantascienza, che venne contattato dal manager del gruppo, svizzero come lui, per realizzare la copertina dell’album in lavorazione. Siccome in quel periodo Giger stava lavorando al trittico Landscapes e il titolo del disco degli ELP significava fellatio in slang, il designer decise di combinare alcuni elementi caratteristici del trittico (teschi e falli) con le labbra di una creatura femminile, che si svela pienamente solo nel booklet interno al disco. Ça va sans dire che la band fu entusiasta della copertina, oscura, metallica, erotica e inquietante allo stesso tempo. Una curiosità: le tavole originali del progetto sono andate perdute nel 2005 a Praga, durante il viaggio in occasione di una mostra, e l’artista offre a tuttora una ricompensa a chi dovesse ritrovarle. Di natura diametralmente opposta è la foto asciutta ed essenziale scattata da Robert Mapplethorpe a Patti Smith per il suo album di debutto, dove la cantante americana, vestita di un completo bianco e nero dal taglio maschile, rivela tutta la sua bellezza androgina al fotografo, con cui era legata da una sincera amicizia. Il loro sodalizio artistico non si esaurì però con la copertina di Horses, ma continuò in una serie di scatti che costituiscono il nucleo portante del corpus fotografico di Mapplethorpe.

Emerson, Lake and Palmer, Brain Salad Surgery
Emerson, Lake and Palmer, Brain Salad Surgery
Patti Smith, Horses
Patti Smith, Horses

Gli anni ottanta si aprono con la copertina di Koo Koo (1980), album che segna l’esordio da solista di Debbie Harry, ex cantante dei Blondie, desiderosa di scrollarsi di dosso l’immagine di biondina d’America. E qual è il modo migliore per farlo? Incontrare in una galleria di New York, dove è allestita la mostra dei dipinti di Alien, all’indomani della nomination agli Oscar, proprio il papà di Alien, Giger in persona, che decide di prendere una foto della bellissima cantante e di perforarle il volto con quattro aghi. Del resto qualche tempo prima l’artista aveva subito un trattamento di agopuntura. Debbie ne fu talmente entusiasta che affidò a Giger anche la realizzazione di due videoclip. In piena età dell’oro della dance music, uno dei padri fondatori del genere, Bobby “O”, scelse per il suo album I cry for you del 1983 una tela del ciclo Crying Girl di Lichtenstein, dove una donna avvolta nella sua pelliccia maculata piange affranta ma senza scomporsi.

Debbie Harry, Koo Koo
Debbie Harry, Koo Koo
Bobby O, I cry for you
Bobby O, I cry for you

Gli anni novanta vedono riaffacciarsi sulla scena musicale un genere da sempre considerato minore e poco commerciale come l’heavy metal. Se da un lato non stupisce che i Carcass, gruppo inglese di Liverpool (ma scordatevi i Beatles), ossessionati da guerre, sangue, cadaveri, corpi mutilati scelgano una scultura di Giger (Life support 1993) per quello che resta il loro album di punta, Heartwork (1993), più sorprendente è invece la comparsa di due lavori di Andres Serrano come cover di due dischi dei Metallica, Load del 1996 e Reload dell’anno successivo. Gli artwork sono due varianti dello stesso soggetto, così come i due album sono l’uno la continuazione dell’altro; per crearli l’artista ha utilizzato materiali organici non convenzionali, ossia sperma, sangue e urina, incastrandoli tra due fogli di plexiglas e producendo un effetto simile a delle fiamme. Per la cover di Load il lavoro di riferimento è Semen and Blood III, mentre per Reload è Piss and Blood, entrambi realizzati nel 1990. Ma del resto Serrano non è nuovo a certe provocazioni lanciate al mondo dell’arte e al pubblico, visto che già nel 1987 aveva prodotto il Piss Christ, un crocifisso immerso nell’urina. Sembra che a scegliere le opere di Serrano siano stati Lars Ulrich e Kirk Hammett, batterista e chitarrista del gruppo, mentre il cantante James Hetfield si è schierato apertamente contro le due cover, colpevoli di essere volte solo a scioccare la gente.

Metallica, Load
Metallica, Load
Metallica, Reload
Metallica, Reload

Con il XXI secolo la presenza di copertine d’artista si fa sempre più massiccia, mentre si rinnovano i sodalizi tra musicisti e artisti, che tornano a collaborare assieme per creare artwork originali. Da un lato ci sono i furbetti della musica, che strizzano l’occhio in continuazione al mondo dell’arte, ricercando gli artisti più in voga, in modo da incrementare gli uni le vendite degli altri. Il caso più recente e più eclatante è quello dei Red Hot Chili Peppers, che per l’album By the way del 2002 si sono avvalsi della collaborazione di Julian Schnabel, mentre per il loro ultimo album del 2011, I’m with you, si sono serviti del prezzemolo dell’art business Damien Hirst, il quale ha realizzato ad hoc la copertina del disco, una mosca adagiata su una pillola fucsia e bianca, riprendendo il concept dell’opera Lullaby Spring. Hirst d’altronde non è nuovo a questo tipo di contributi, visto che due anni prima aveva già collaborato con i The Hours, realizzando la copertina del disco See the light (l’immancabile teschio questa volta in toni psichedelici, molto anni sessanta) e un videoclip. Di recente Hirst ha infine partecipato all’album dei Thirty Seconds to Mars, Love Lust Faith + Dreams (2013), fornendo il disegno del cd (l’opera Monochromatic Sectors From Primary, Secondary and Tertiary Colour Ring, 2012), e la copertina del disco, la gigantesca opera Isonicotinic Acid Ethyl Ester (2010-2011), che compare anche nel primo videoclip estratto, Up in the Air, dove una parete bianca è ricoperta di pois colorati e fa da sfondo e da collante a tutte le sequenze.

Red Hot Chili Peppers, I'm with you
Red Hot Chili Peppers, I’m with you
Thirty Seconds to Mars, Love Lust Faith + Dreams
Thirty Seconds to Mars, Love Lust Faith + Dreams

Dall’altro lato troviamo invece quei pittori che prendono totale ispirazione dal disco e lo calano nel proprio immaginario artistico; così Takashi Murakami realizza per Kanye West (Graduation, 2007) una cerimonia di diploma supercolorata e fantascientifica, in stile cartoon, popolata dalle sue bizzarre creature e dalla mascotte del cantante americano, l’orsacchiotto “Dropout Bear”, non solo per la copertina del disco, ma anche per il booklet, i vari singoli estratti e un videoclip animato. Ultima collaborazione in ordine di tempo è quella tra Katy Perry e il pittore americano Will Cotton, il quale ha prestato alla cantante americana il suo universo fantastico, zuccheroso e colorato per l’album Teenage Dream (2010); sulla copertina del disco la ninfa Katy giace sdraiata su una nuvola di zucchero filato rosa, mentre nel video del primo singolo estratto (California Gurls) il mondo cottoniano è stato ricreato in tre dimensioni, con veri dolci e casette di pan di zenzero giganti.

Kanye West, Graduation
Kanye West, Graduation
Will Cotton, Candy Katy, 2010
Will Cotton, Candy Katy, 2010
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