Marsiglia e la luce del Midi tra antico e contemporaneo

Il 2013 è l’anno di Marsiglia: dopo essere stata eletta capitale europea della cultura, la città ha conosciuto un risveglio e uno sviluppo senza precedenti, che le hanno dato un nuovo aspetto e l’hanno allontanata (almeno un po’ perché i pregiudizi, si sa, sono duri a morire) dalla sua cattiva reputazione. Una prima ripulita alla città provenzale era già stata data negli anni duemila, quando alcuni dei suoi principali monumenti e luoghi simbolo erano stati messi sotto restauro, le strade liberate dalla piaga della delinquenza, i senzatetto avevano ottenuto sistemazioni più dignitose. Il vero e proprio boom tuttavia si è registrato negli ultimissimi anni, anche se molto deve essere ancora fatto; sono stati chiamati i più famosi archistar del pianeta per riqualificare alcune zone in decadenza e dare nuovo slancio a punti un po’ sonnacchiosi o dimenticati, persino dagli stessi marsigliesi. E così l’area più sorprendente è diventata quella della darsena e del porto, non il già affascinante Vieux-Port, ma il porto vero, quello con le navi mercantili e da crociera, quello che dà la fama a Marsiglia sin dai tempi antichi, quello che è all’origine del crogiuolo di persone e nazionalità, tipico della società marsigliese. Ecco quindi i vecchi hangar e terminal trasformati in luoghi d’arte, di spettacoli e di installazioni, come ad esempio l’hangar J1, spazio espositivo di mostre temporanee e sede di installazioni nel piazzale antistante. Dopo l’esposizione su Ulisse e i viaggi nel Mediterraneo durante la scorsa primavera, l’estate ha visto la comparsa di un’enorme cubo di sapone di Marsiglia (Clepsydre), altro vanto della città che si può comprare ovunque, dai negozi chic alle bancarelle, sovrastato da un gigantesco rubinetto. Inizialmente il progetto prevedeva che una goccia d’acqua dell’acquedotto scendesse di continuo sulla saponetta, fino a farla sciogliere del tutto nel giro di qualche mese (la durata effettiva dell’installazione), ma purtroppo il pezzo di sapone è stato danneggiato sin da subito e ampie porzioni sono state asportate dai soliti vandali dell’arte, rendendo inutile lo sgocciolamento. In loco restano ancora sia il cubone che il rubinetto, ma è stata persa l’occasione di vedere i risultati e gli sviluppi di un interessante progetto, che univa un concetto artistico al savoir faire artigianale locale.

Clepsydre
Clepsydre

Camminando lungo la banchina, tra un terminal e una nave in partenza, tra suggestive scritte in arabo che trasportano in terre lontane e viaggiatori di fretta carichi di valigie, si arriva al pezzo forte del porto, la Esplanade J4, un semplice spazio vuoto fino a un paio di anni fa, da pochi mesi invece un luogo di arte, cultura, scambi, incontri, grazie alla costruzione di due imponenti edifici: la Villa Méditerranée e il Mucem. Sembra incredibile che quell’enorme piazzale non fosse altro che un posto di passaggio, senza alcun fabbricato, soprattutto perché i due edifici nuovi di zecca si inseriscono perfettamente nell’ambiente, si armonizzano tra di loro e con le preesistenze (vedi la rinnovata e sempre affascinante cattedrale) e sembrano essere lì da sempre. L’atmosfera poi è quella che può essere descritta in un romanzo, o in un film, con la brezza marina, la luce accecante, così cara ai pittori dell’Otto e Novecento, gli scogli, la vista spettacolare sul mare, sul molo in lontananza, sullo skyline marsigliese, vecchio e nuovo, sulle isole del Frioul, sui forti di Saint-Jean e Saint-Victor, così massicci e severi ma al contempo rassicuranti. Ben visibile dalla banchina, è la diga al largo (o diga Sainte Marie), per molto tempo dimenticata e abbandonata, oggi riqualificata e di nuovo accessibile al pubblico, grazie a un servizio (gratuito) di navette, in funzione nel weekend fino a settembre. La lunga diga è stata ulteriormente valorizzata dalla messa in opera dell’installazione dell’artista Kader Attia (Les terrasses): una scultura-architettura di cemento bianco, che ricorda il profilo di uno skyline metropolitano, ma che ben si armonizza con la dura pietra del molo e con le retrostanti rocce costiere. E quella che sembra una banale passeggiata su una diga, si trasforma in un’esperienza unica grazie all’inedito e inaspettato punto di vista sulla città.

Les terrasses di Kader Attia alla diga al largo
Les terrasses di Kader Attia alla diga al largo

La Villa Méditerranée è stata concepita dall’architetto italiano Stefano Boeri; è un palazzo dalla forma insolita, che può ricordare un’enorme pensilina, al di sotto della quale però troviamo l’acqua del mare, che si infiltra nello spazio della costruzione e dialoga con esso. Una volta entrati, ci si ritrova inondati dalla luce, esaltata dalle pareti e dalle superfici chiare; per accedere allo spazio espositivo invece si deve scendere in profondità, praticamente sott’acqua, e come moderni Nemo affrontare la scalinata elicoidale che porta al percorso permanente, dedicato alla mobilità e agli scambi di cose e persone che avvengono ogni giorno nel nostro mare e nei nostri paesi. La mostra allestita fino al 2016 si intitola Plus loin que l’horizon ed è costituita da filmati realizzati dal documentarista Bruno Ulmer, che indaga con un occhio critico ma silenzioso la quotidianità nel Mediterraneo, tra sbarchi di clandestini, mercati affollati, frutta viaggiante da una nazione all’altra. Alla fine della visita si può anche partecipare attivamente, lasciando il proprio pensiero su un post-it e attaccandolo al muro, magari leggendo ciò che altre persone, provenienti dai posti più disparati, hanno scritto o disegnato in precedenza. Dopo essere scesi nei meandri del Mediterraneo, si può risalire e raggiungere il Belvedere, in cima all’edificio, che consente una vista spettacolare sul porto, sulle navi in partenza, sul vicinissimo Mucem e sul nuovo skyline marsigliese.

La Villa Méditerraneé e dietro Il MuCEM
La Villa Méditerranée e dietro Il MuCEM

L’altro pezzo forte della riqualificazione della darsena è sicuramente il MuCEM, che accoglie il Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo. L’edificio è stato progettato dall’architetto franco-algerino Rudy Ricciotti in modo da dialogare con l’imponente Forte di Saint-Jean, costruito a partire dal XII secolo, con cui è materialmente collegato tramite due passerelle di cemento scuro. Inaugurato appena due mesi fa, è molto di più di un normale museo; è un luogo di incontro, di incontri, di passeggio, di passaggio, di riflessione e di scoperta. A partire già dall’esterno, dove è impossibile non rimanere rapiti dalla trama intrecciata della cornice, così moresca, che contorna la superficie vetrata dell’edificio, su cui si specchia la maestosa cattedrale. Una volta entrati, si è come risucchiati dalla vastità degli ambienti, dalla molteplicità di scelta e di percorsi che si possono intraprendere, dalla gente e dal caos generale (che è forse l’unica pecca di questo luogo). Per tutta l’estate è possibile visitare ben tre mostre diverse, due temporanee e una permanente. Il percorso permanente si dispiega nella “Galleria del Mediterraneo” e mette a confronto le varie civiltà del bacino mediterraneo da un punto di vista storico, archeologico, artistico e culturale, partendo dalle innovazioni tecniche in agricoltura, nell’approvvigionamento dell’acqua e del cibo, dai viaggi intrapresi in ogni tempo per andare al di là dei confini del mondo conosciuto, alle città simbolo come Gerusalemme. Sono esposti modellini, carte geografiche, oggetti archeologici, dipinti, strumenti scientifici, tessuti e manufatti artistici, sculture, fotografie; un percorso quindi ricchissimo e variegato, che testimonia quanto le civiltà del Mediterraneo siano simili l’una all’altra eppure così diverse. Anche le mostre temporanee affrontano il tema del Mare Nostrum (del resto è il fil rouge dell’intera manifestazione), ma in maniera molto diversa tra loro. La prima, “Le Noir et le Bleu”, è un’esposizione più tradizionale, che unisce arte moderna e contemporanea, dipinti, sculture, fotografie e installazioni, per presentare luci ed ombre del Mediterraneo, speranze e orrori, indipendenza e dominio. I punti forte sono senza dubbio le due opere di apertura: il dipinto Bleu II di Mirò e la serie di incisioni di Goya dedicate ai Disastri della guerra. C’è spazio poi per Picasso e i suoi minotauri, per le fotografie del turismo di massa di Luigi Ghirri, per il blu chimico di Yves Klein, per il tavolo-specchio di Michelangelo Pistoletto, per le immagini delle proteste in Egitto e Spagna, per il grattacielo dell’artista palestinese Larissa Sansour. La seconda mostra invece (“Au Bazar du genre: féminin et masculin en Méditerranée”) mette a confronto il diverso modo di essere (e sentirsi) donna e uomo nelle società del Mediterraneo e nel corso degli anni, con una serie di oggetti, anche curiosi, che riguardano la sessualità, la femminilità, la mascolinità, gli stili di vita legati al genere. Si tratta di un’esposizione meno ordinaria e forse per questo più difficile da seguire, con la sua molteplicità di filmati, foto, immagini, scritte, mentre lo spazio a disposizione è un po’ contratto e obbliga a urtarsi e a ostacolarsi spesso con gli altri spettatori. Una volta terminata la visita alle esposizioni, è tempo di salire sulla terrazza aperta sul cielo e sul mare di Marsiglia e affrontare la stretta passerella che porta direttamente nel cuore del forte medievale, rapiti dal magnifico panorama che si staglia tutto attorno. Se avete voglia e tempo, ci si può immergere negli ambienti interni del forte di Saint-Jean, completamente restaurato (osservate le fotografie scattate prima, durante e dopo il restauro per vedere la differenza), che ospitano altre mostre (una ad esempio è dedicata al circo e alle feste paesane), ma impedibile è il giro del cammino di ronda, che permette ancora una volta di ammirare lo splendido scenario marsigliese.

Il MuCEM
Il MuCEM
Il MuCEM e la cattedrale
Il MuCEM e la cattedrale
La passerella tra il MuCEM e il forte Saint-Jean
La passerella tra il MuCEM e il forte Saint-Jean

Giunti a questo punto, si può scegliere se immergersi nelle stradine strette, tortuose, tutte saliscendi del Panier, uno dei quartieri storici e più caratteristici della città, oppure se proseguire verso il porto vecchio, costeggiando il mare e magari lasciandosi tentare dai numerosissimi ristoranti che inondano l’aria con il profumo della loro bouillabaisse a ogni ora del giorno. Se optate per questa seconda ipotesi, non limitatevi a stare con il naso all’insù verso la luce bianchissima che si irradia lungo tutta la banchina, ma guardate anche ai vostri piedi perché potrebbe capitarvi di imbattervi in qualche scritta che narra del passato più o meno glorioso di Marsiglia. La mostra in programma presso gli archivi municipali (“Ici-Même 2013”) porta nello spazio pubblico il ricordo degli avvenimenti più significativi legati alle Seconda Guerra Mondiale, nei luoghi esatti dove sono accaduti. E ovviamente la maggior parte non poteva che essere nel Vieux-Port, tra manifestazioni, bombardamenti, fughe, deportazioni. Un modo diverso ma senza dubbio efficace per conoscere e (ri)vivere la storia di una città.  

Veduta del Vieux-Port
Veduta del Vieux-Port

Nonostante il suo aspetto da cartolina e il suo indiscutibile fascino, anche il Vieux-Port è stato rimodernato e arricchito per l’occasione; Norman Foster ha realizzato un’installazione semplice e geniale allo stesso tempo, quasi invisibile eppure impossibile da non vedere. La sua Ombrière altro non è che una pensilina di grandi dimensioni, a ridosso dell’acqua, fatta di acciaio riflettente, che riverbera ogni singola persona, ogni minimo movimento del mare, ogni bicicletta, ogni imbarcazione, facendo apparire tutto all’incontrario, come un gigantesco marchingegno surrealista o dada. Dato che rispecchia ogni cosa, compresa la pavimentazione, in un primo momento è facile non accorgersene, ma basta alzare gli occhi al cielo per capire che qualcosa non va. Ça va sans dire che nel giro di pochi mesi è diventata una delle attrazioni più frequentate della città, una vera calamita per i turisti, ma non solo, vista la sua posizione strategica all’uscita della metro, all’imboccatura della Canebière (una delle vie principali) e sul quai dove partono i battelli per le isole (quelle del Frioul e la celeberrima Château d’If). Durante l’estate inoltre, la zona del porto vecchio, compreso l’entroterra, è invasa da una serie di sculture ispirate ai lavori di Salvador Dalì, quindi non sorprendetevi di vedere orologi molli, elefanti dalle lunghe zampe, busti femminili tagliati e altre bizzarre creazioni, che si mescolano alle sculture di buffi animali colorati che fanno parte dell’installazione “Funny Zoo”, il cui cuore pulsante è l’antico zoo cittadino, a qualche chilometro di distanza, abbandonato per decenni e ora ripopolato di animali in fibra di vetro.

L'Ombrière di Norman Foster al Vieux-Port
L’Ombrière di Norman Foster al Vieux-Port
Ombrière
Ombrière
Dalì al Vieux-Port
Dalì al Vieux-Port

Le cose da vedere a Marsiglia sono tantissime, gli itinerari possibili pressoché infiniti, ma il bello sta anche nel girare a zonzo (che i francesi dicono flâner), perdersi nelle stradine dell’entroterra oppure confondersi nelle arterie cariche di gente, nei mille mercatini che ci sono in ogni quartiere, o scoprendo qualcosa di nuovo, anche per gli stessi marsigliesi. Sempre avvolti nella luminosissima lumière du Midi e facendosi scompigliare i capelli dal Mistral, amico/nemico della città e dei suoi abitanti. 

 

 

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