Nino Migliori: Antologica.

Quando la fotografia diventa anti-fotografia. 

Nino Migliori, Bologna.
Nino Migliori, Bologna.

Nello splendido Palazzo Fava, recentemente restaurato e trasformato in sede museale dalla fondazione Genus Bononiae, è stata allestita l’antologica più completa di un fotografo bolognese doc: Nino Migliori (1926). La mostra è stata poi inserita all’interno di Art City, evento collaterale di Artefiera 2013 svoltosi tra venerdì 25 e domenica 27 gennaio, che prevedeva esposizioni temporanee, installazioni, laboratori per i bambini, tutto all’insegna del contemporaneo, ma in un dialogo serrato con la storia e il passato felsinei, tra palazzi storici, musei d’archeologia, biblioteche, luoghi sacri. I lavori di Migliori esposti coprono tutto l’arco della sua carriera, dagli anni cinquanta ad oggi, e vanno dalle opere più sperimentali e provocatorie, come i pirogrammi e la frutta sotto cellophane, alle fotografie di impronta neorealista. Come la maggior parte degli artisti contemporanei, Migliori si confronta con l’arte del passato, con i grandi maestri, soprattutto bolognesi, ma non dimentica di guardarsi attorno e registrare la realtà che lo circonda, sia essa fatta di muri scarabocchiati o di popolani e proletari. Nella serie Cruor, realizzata tra il 2008 e il 2011, la principale fonte di ispirazione non può che essere Annibale Carracci con la sua Bottega del macellaio (1585): quei tagli di carne appesi al muro e appoggiati sul bancone ritornano con violenza nelle fotografie martoriate e grumose di Migliori, che trovano una naturale consonanza anche con gli analoghi soggetti di Rembrandt, Soutine e Bacon.

Nino Migliori, Cruor.
Nino Migliori, Cruor.

A un altro grande maestro bolognese Migliori guarda con la serie Paesaggi; Giorgio Morandi è lì, ma attaccato da qualcosa che non è pittura ma non è nemmeno fotografia. A partire dagli anni cinquanta Migliori sperimenta e distrugge il medium fotografico, fino a farlo diventare altro da sé, con un’intenzione simile a quella del Nouveau Réalisme. Nascono così l’idrogramma, che consiste nello spalmare un liquido su un vetrino e proiettarlo su carta fotosensibile, il cellogramma, dove all’interno di due vetrini si pone un foglio di cellophane, e il pirogramma, che dà fuoco alla pellicola, così come Burri dava fuoco alla plastica. Se da un lato Migliori si confronta con i maestri del passato, dall’altro non si sottrae certo dal descrivere la propria contemporaneità; nasce così la serie della frutta e della verdura sotto cellophane, una pratica talmente banale e quotidiana ai nostri occhi, abituati agli acquisti nei supermercati, al contrario scioccante e fastidiosa per un uomo degli anni venti, immerso nei campi e nei mercati rionali. Non solo Migliori fotografa i vegetali intrappolati nella plastica, ma poi prende quelle immagini e le ingabbia nelle cassette di legno, dove dovrebbero stare. Solo in un’occasione abbandona momentaneamente la sperimentazione, quando si dedica alla fotografia neorealista negli anni cinquanta; nella serie Italia del sud le sue immagini sono popolate da antichi borghi, paesini rurali, popolani dell’Italia che fu, con una matrice e un’impostazione cinematografica. La sua voglia di ricerca e di nuovo non si è ancora esaurita, se è vero che l’opera che ci accoglie in Palazzo Fava, nello splendido salone Liberty, è un’installazione formata da tante bottiglie di plastica accartocciate e schiacciate, quindi riempite di bronzo. Uno dei materiali per antonomasia della nobile scultura è stato adattato alle esigenze della più vile plastica, fino a trasfigurare sia uno che l’altra.

Nino Migliori, Muri, 1958.
Nino Migliori, Muri, 1958.

Bologna, Palazzo Fava – dal 17 gennaio al 28 aprile 2013.

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