Georg Hendrik Breitner

Biografia.
Breitner nacque a Rotterdam nel 1857 e morì ad Amsterdam nel 1923. Giocò un ruolo fondamentale nella pittura olandese del XIX – XX secolo. Viene considerato il capofila degli impressionisti olandesi, uno dei pochissimi a poter gareggiare coi contemporanei francesi, per la sua pittura violenta e rude, per la modernità dei soggetti e per l’interesse verso il Giappone , nonostante la sua tecnica sia in realtà più vicina a Frans Hals . La sua tavolozza è generalmente scura, ma si schiarisce negli studi di nudo e di interni; il colore è steso a larghi e rapidi tocchi oppure a colpi di spatola. Dopo aver frequentato un corso commerciale per volere dei genitori, iniziò a prendere lezioni di disegno e, dal 1876 al 1880, frequentò l’Accademia di Belle Arti dell’Aia con brillanti risultati, tanto da diventare insegnante d’arte all’Accademia di Leida tra il 1878 e il 1879. Nel 1880 però, fu espulso per cattiva condotta ed entrò a far parte del Pulchri Studio, un’importante società di artisti dell’Aia, con la quale cominciò a esporre i suoi lavori. Nel 1882, incontrò Van Gogh e iniziò a lavorare con lui nei quartieri poveri e popolari della città, in cerca di motivi e fisionomie caratteristiche. Breitner preferiva rappresentare i lavoratori, come operai, cameriere e gente dei ceti bassi, e dichiarò infatti di voler essere “le peintre du peuple” . Fu membro del gruppo Tachtigers (gli Ottanta), così chiamato per la sua influenza negli anni ottanta, che comprendeva anche i pittori Isaac Israëls e Willem Witsen. Nel 1884, visse qualche mese a Parigi, dove scoprì gli impressionisti francesi e studiò nell’atelier Cormon. Una volta stabilitosi ad Amsterdam, dove frequentò l’Accademia per un breve periodo nel 1886, mise in pratica il suo ideale, ossia dipingere la bellezza della vita quotidiana, e lo trasmise anche ad altri pittori, primo tra tutti l’amico Willem Witsen, con cui condivideva l’atelier a Oosterpark e l’interesse per la fotografia; divenne in breve tempo il cronista per eccellenza della vita cittadina. Nel 1886, lo Stato comprò la sua tela Les artilleurs jaunes (dans les dunes), destinata a far parte della collezione del Rijksmuseum, che aveva aperto appena l’anno prima; il soggetto del dipinto fu alla base della rottura dell’amicizia con Van Gogh, che giudicava inadatto il tema militare. Aveva avuto modo di specializzarsi nel genere militare e di studiare in maniera approfondita la resa del movimento quando lavorava all’Aia. In questo dipinto (come in molti altri del resto) si è servito certamente di una fotografia come base di partenza. Quando si avvicinò alla fotografia, tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta, Breitner vi trovò un valido strumento di indagine, per catturare il movimento e la luce; talvolta faceva diverse fotografie di uno stesso soggetto, cambiando prospettiva o condizioni ambientali. Le fotografie potevano costituire anche l’immediato esempio per dipinti particolari, come per la serie delle ragazze in kimono. Dipinse anche nudi femminili, che furono molto criticati per l’eccessivo realismo e per la mancanza di un canone di bellezza ideale. Nei primi anni del Novecento, dipinse una serie di grandi vedute della città completamente calma, dove la febbrile attività dell’uomo si intravede appena. Iniziò però a vacillare la sicurezza nei confronti della sua arte e riusciva a stento a finire le opere, nonostante il grande successo delle sue mostre e le critiche positive che riceveva. Nel 1901, quando la sua carriera era all’apogeo, fu organizzata ad Amsterdam una grande mostra in suo onore; la sua fama tuttavia non riuscì mai a varcare i confini nazionali. Viaggiò spesso sia in Europa (a Parigi, Londra e Berlino) sia negli Stati Uniti. Nel 1903 decise così di lasciare la capitale per la piccola cittadina borghese di Aerdenhout, ma dopo soli tre anni ritornò ad Amsterdam e non se ne allontanò più fino alla sua morte . Gli storici dell’arte vedono nella sua pittura visionaria e oscura l’annuncio dell’espressionismo, ma anche una vicinanza al post-impressionismo.

Il rapporto con il Giappone.
Il giapponismo fu in realtà di poca importanza nell’arte olandese della fine del XIX – inizio del XX secolo, anche se gli artisti che si interessarono del Giappone lo fecero ancor prima della comparsa dell’Art Nouveau e del Simbolismo. Uno dei più colpiti e influenzati fu senza dubbio Breitner, la cui serie di ragazze in kimono, eseguita negli anni novanta, costituì una significativa eccezione. Breitner è conosciuto soprattutto per le sue vedute di Amsterdam e le scene di vita cittadina, ma si dedicò ugualmente al corpo femminile. Soggiornò a Parigi proprio quando il giapponismo stava diventando di moda e qui espose i suoi dipinti all’interno del gruppo Les XX (Les Vingt). Diverse fotografie fatte dall’artista stesso mostrano una delle sue modelle preferite, Geesje Kwak, vestita con un kimono; si tratta di studi preliminari per i dipinti. Si può pensare che gli oggetti che si vedono nei suoi lavori, come gli abiti e il paravento, appartenessero proprio a lui. Il Rijksmuseum possiede un polittico di Toyokuni, che faceva parte della collezione personale di Breitner. Nonostante l’interesse evidente per il Giappone, secondo alcuni critici, le sue tele mostrano ben poco l’influsso dell’estetica giapponese; solo il soggetto e talvolta il formato lungo e stretto (hashira-e) possono ricordare le stampe con belle donne giapponesi. Nelle sue lettere in effetti, l’artista si riferisce al Giappone solo in termini piuttosto vaghi di esotismo e, come Van Gogh, sognava di andare a visitare quel paese lontano. La sua pittura è vicina a certe soluzioni di Whistler e Vuillard, ma si rifà direttamente anche all’arte giapponese, che aveva visto sicuramente a Parigi, ma anche alla mostra di Antwerp, del 1891-92, e che sappiamo amava collezionare. Breitner dipinse diverse varianti di uno stesso soggetto, una ragazza che indossa un kimono, non come se si trattasse di un figurino di moda, come aveva fatto per esempio Alfred Stevens con la sua parigina giapponese, ma come pretesto per una composizione decorativa . 
 
Giovani donne in kimono.
Il Giappone ispirò all’artista una serie di opere, incentrate su una ragazza abbigliata con un kimono giapponese. Questi dipinti vengono generalmente datati tra il 1893 e il 1894, dopo l’importante mostra di stampe giapponesi, che si tenne all’Aia nel 1891-92 e che ebbe un grande successo. Nel 1924, in seguito alla morte di Breitner, fu messo in vendita il suo atelier, che ospitava una discreta collezione di incisioni e oggetti giapponesi. Questi lavori furono realizzati dopo la guarigione da una grave malattia, che lo aveva costretto a curarsi in ospedale; da qui scrisse delle lettere, in cui raccontò le sue fantasie esotiche. Probabilmente il pittore convalescente trovava nella sua modella, una esile e giovane ragazza che faceva stendere su un divano o che faceva specchiare, quella calma e quel riposo di cui aveva bisogno. La ragazza era Geesje Kwak, all’epoca sedicenne, che lavorava come commessa nella cappelleria del quartiere di Jordaan, ad Amsterdam; nel 1895, emigrò in Sudafrica, dove morì qualche anno dopo, per cui i ritratti devono essere stati fatti prima di questa data. Anche la sorella Anna aveva posato qualche volta per Breitner. Come molti dipinti eseguiti dopo il 1885, la serie fu realizzata a partire da fotografie fatte dallo stesso pittore, di cui resta qualche esemplare; il motivo della stoffa permette di distinguere il colore del kimono, rosso, bianco o blu. Geesje è stesa sul divano, seduta o in piedi. Breitner non copiava però servilmente le fotografie, ma cambiava la posa, dava più profondità al dipinto, provava formati e orientamenti differenti. Queste scene d’interno intime, dal gusto orientale, sono state dipinte con mano ferma e respirano un’atmosfera più tranquilla rispetto ai dipinti precedenti e alle vedute di città della fine degli anni novanta . 

Sono due le tele dove la modella indossa un kimono bianco, una ad Amsterdam (Meisje in witte kimono, Rijksmuseum) e l’altra a Enschede (Meisje in witte kimono, Rijksmuseum Twenthe); la posa e l’ambientazione sono molto simili. Nel primo dipinto, la giovane indossa un kimono con fiori rossi, uccelli e altri motivi stilizzati di colore grigio-blu; l’abito sembra foderato di stoffa rossa ed è chiuso da un obi vermiglio. Le maniche sono lunghissime e ricadenti a terra; la posa con le mani portate dietro alla nuca permette di far vedere le esili e bianche braccia di Geesje. La fanciulla è stesa su un sofà all’interno di una stanza arredata in stile esotico: alle sue spalle c’è un paravento giapponese con fiori, rami e uccelli. Il copriletto e il tappeto hanno motivi geometrici piuttosto simili e sono di colore scuro, dal marrone al verde, tranne per un riquadro rosso al centro del pavimento. La scena è dominata da toni cupi, ma è illuminata dal giallo del cuscino e dal bianco del vestito. Questo genere di opere mostra l’ammirazione del pittore per il Giappone, nei confronti degli abiti e degli arredi, ma anche delle tecniche compositive; il dipinto è infatti costituito da ampie aree di colore (il kimono, il tappeto, il paravento), giustapposte a formare una composizione armoniosa con scarso effetto di profondità. Tali composizioni piatte sono tipiche delle stampe giapponesi, che Breitner stesso possedeva. Il kimono e lo sfondo sono resi con una pennellata veloce e ben visibile, mentre il viso della ragazza è finemente restituito. C’è un forte contrasto tra luce e ombra: la parte destra della stanza è immersa nella luce, mentre la sinistra è in ombra. Questo contrasto si riflette anche nella modella: la manica sporgente è chiara e luminosa, mentre il braccio è in ombra; gli altri punti di luce sono sul gomito, sugli occhi e sulla punta del naso . La tela di Enschede ricalca la posa della ragazza, sdraiata parzialmente sul letto ma con le braccia abbassate, e l’arredamento della stanza, con l’eccezione del paravento della parete di fondo, sostituito con una carta da parati o un tessuto appeso di colore rosso, decorato con uccelli in volo o appollaiati su rami in fiore.

G.H. Breitner, Girl in white kimono, 1894, Amsterdam, Rijksmuseum
G.H. Breitner, Girl in white kimono, 1894, Amsterdam, Rijksmuseum
G.H. Breitner, Girl in white kimono, 1893, Enschede, Rijksmuseum twenthe
G.H. Breitner, Girl in white kimono, 1893, Enschede, Rijksmuseum twenthe

La versione di Rotterdam, De oorbel (L’orecchino, Museo Boymans van Beuningen), costituisce una delle due varianti  in cui la modella sta in piedi; si trova di fronte a un piccolo specchio, in cui si sta guardando mentre si infila un orecchino. Indossa un kimono blu scuro con fiorellini bianchi, annodato in vita con un obi bianco; l’abito termina con uno strascico ed è portato con il collo leggermente abbassato all’indietro, come consuetudine in Giappone, per mostrare la nuca chiara. L’esile figura della fanciulla sembra sparire dentro all’ampio vestito, da cui spuntano fuori solo la testa e le mani. A sinistra, si vede un paravento nero e marrone, decorato con fiori e aperto. L’interno della stanza è molto semplice e spartano. Gli elementi decorativi sono il tappeto, il paravento, il drappo giallo appeso alla parete bianca e lo specchio. La composizione è chiaramente costruita: alle accentuate linee verticali e orizzontali corrispondono i profili curvi e il tappeto. È una scena molto intima, domestica, quasi come se il pittore abbia spiato di nascosto la ragazza, intenta a compiere un gesto tanto quotidiano e banale; il suo viso è infatti visibile solo nel riflesso dello specchio. L’atmosfera è dominata dalla divisione ritmica tra luci e ombre: la luce colpisce in pieno la parete bianca, la carnagione della ragazza e la cintura, mentre l’ombra avvolge il paravento e il tappeto .

G.H. Breitner, De oorbel (L'orecchino), 1893, Rotterdam
G.H. Breitner, De oorbel (L’orecchino), 1893, Rotterdam

Le tre tele rimanenti hanno per soggetto un kimono rosso e differiscono per la posa, mentre l’ambientazione è sempre la stessa. Nella prima, conservata ad Amsterdam, allo Stedelijk Museum (Dame in het rood), la ragazza è sdraiata sul letto, ma coi piedi a terra ed ha la testa girata verso sinistra; l’ampio e lungo kimono, che ricade sul pavimento, è di colore rosso ed è decorato con fiori di ciliegio di diverse tonalità, dal bianco al nero, dall’azzurro al giallo. L’orlo della veste sembra essere ovattato. La giovane sta guardando il fiore giallo che tiene nella mano destra; la sua esilissima figura scompare al di sotto del kimono, che lascia scoperti solo il volto e un braccio. L’ambientazione è la stessa delle due versioni con kimono bianco, ma cambia lo sfondo, che in questo caso è il medesimo dell’altro dipinto con kimono rosso dell’Aia; sembra essere un paravento del tutto aperto, almeno a quattro ante, di colore nero e ornato di fiori chiari. La coperta sul letto e il tappeto condividono gli stessi motivi geometrici, e sono presenti i due cuscini, di cui quello giallo dà un tocco di luce alla scena scura . La seconda tela si trova invece all’Aia (Meisje in rode kimono, Gemeentemuseum) e differisce dalla precedente per la posa; la modella indossa lo stesso identico kimono, decorato con fiori di ciliegio variamente colorati, dalle lunghe maniche cascanti a terra e dall’orlo ovattato; qui si intravede appena l’obi nero attorno alla vita. È sdraiata sul letto parzialmente, nella stessa posizione della Ragazza in kimono bianco di Enschede, girata verso destra, con la testa appoggiata su un unico cuscino giallo. Dall’abito escono soltanto il viso e le mani, che sono dei forti punti di luce. Alle sue spalle, sembra essere il medesimo paravento aperto appoggiato alla parete, ornato di fiori bianchi e rosa; uguali sono anche il copriletto e il tappeto. La scena è però leggermente schiarita nei toni e dominata dal colore rosso, più o meno scuro e acceso . L’ultima tela è infine in collezione privata  ed ha il suo modello diretto nella fotografia del Rijksbureau dell’Aia ; la posa riprende quella di Enschede e del Gemeentemuseum, ma la testa è rivolta verso sinistra e non più verso destra. Il kimono rosso è lo stesso delle due versioni precedenti, così come l’arredamento della stanza; un particolare nuovo è la bambolina sul cuscino, che potrebbe essere una di quelle bambole giapponesi, che si trovavano molto comunemente nei negozi di articoli orientali ed erano apprezzate e collezionate dagli stessi artisti. Whistler le usò probabilmente per studiare le pose delle modelle nella sua opera The Balcony, mentre Stevens ne inserì una nel dipinto Femmes à la poupée japonaise (1894, collezione privata), dove due fanciulle, all’interno di una stanza decorata con oggetti orientali, come delle maschere, delle stampe e delle pitture, sono intente ad ammirare una piccola bambola giapponese, vestita con un kimono scuro, che desta la loro simpatia e curiosità. Nelle tele di Breitner, il movimento delle linee curve contro le linee rette, l’accostamento dei colori freddi con quelli caldi e di schemi tessili differenti (ma pur sempre geometrici o astratti) l’uno contro l’altro, quasi aboliscono il contenuto, così quotidiano e intimo, e lo trasportano in un’altra realtà, più poetica . 

G.H. Breitner, Il kimono rosso, Amsterdam, Stedelijk Museum
G.H. Breitner, Il kimono rosso, Amsterdam, Stedelijk Museum
G.H. Breitner, Ragazza in kimono rosso, 1893, L'Aia, Gemeente museum
G.H. Breitner, Ragazza in kimono rosso, 1893, L’Aia, Gemeente museum
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