Carlo Corsi. Opere dal 1902 al 1966

Grazie alla collaborazione con una storica galleria d’arte bolognese, la Galleria Cinquantasei, il MAR prosegue la sua personale storia dell’arte italiana alla riscoperta di artisti poco considerati sia dalla critica che dal pubblico, ma che hanno avuto un ruolo non marginale nell’arte del Novecento, offuscati però dai grandi nomi coevi. Questa volta è il turno di Carlo Corsi, nizzardo di nascita (1879-1966) ma bolognese a tutti gi effetti, definito di volta in volta “il francese di Bologna” e “il poeta del colore”, per il suo rapporto stretto con la pittura d’oltralpe di matrice impressionista e postimpressionista, ma anche per la consonanza con artisti italiani parigini d’adozione, come Boldini, De Nittis e Zandomeneghi. La sua attenzione infatti va per lo più alla figura femminile, ripresa nelle pose più disparate, in interni borghesi, all’aperto, vestita degli abiti più alla moda o nuda, intenta a leggere o a camminare. C’è spazio tuttavia anche per piccoli paesaggi marini, dove troneggiano le località balneari più belle e rinomate d’Italia, da Riccione a Cesenatico, da Portofino a Celle Ligure, per concludere con alcuni collage degli anni quaranta-cinquanta. Man mano che passa il tempo la pittura di Corsi si sfalda, diventa sempre più indefinita, fino a lasciare il posto a materiali di scarto e banali, come carta di caramelle, stagnola, buste, cartone, che (re)introducono la realtà in opere ormai lontane dal figurativo. In mostra si susseguono un centinaio di dipinti, che scandiscono le varie tappe della lunga carriera del pittore, conclusasi nel 1966. I dipinti degli anni dieci sono quelli più “parigini”, dominati dal colore, vibrante, sfaldato, ma anche intimi, interiori, quasi segreti, lontani dai clamori e dai rumori metropolitani. Il fuoco (1910-12, collezione privata) è un olio basato sull’assenza e giocato sui toni brucianti del rosso: una donna sta seduta coi suoi abiti eleganti davanti al caminetto della sua stanza, la cui presenza è però suggerita solo dalla luce e dal bagliore rossastro emanati.  Nella sequela di dame con l’ombrellino (Dama con l’ombrellino, 1913-14, collezione privata) che passeggiano in giardini aleatori, dove i fiori e le piante sono  leggeri tocchi di colore e piccole pennellate, di donne intente a leggere quotidiani e libri (La lettura del Carlino, 1918, collezione privata), a cucire e ricamare (Donna che cuce, 1010-12, collezione privata), o semplicemente assorte nei loro pensieri, è impossibile non cogliere l’attenzione nei confronti dell’abbigliamento femminile. Le donne di Corsi indossano abiti leggeri, eterei e candidi, vestiti rossi o gialli, giacche verdi o rosse, gonne a righe, tutto quello che la moda borghese dell’epoca richiedeva a una signora bene. Corsi può essere definito non solo “il poeta del colore”, ma anche “il poeta della luce”: in Figura in controluce (1920, collezione privata) la donna che legge in piedi è pura luce, abbagliante nei toni del bianco e del fucsia, mentre ne Il ventaglio (1918, collezione privata, olio su cartone) la luce filtra dalle persiane chiuse alle spalle della dama, colta in una posa molto elegante, enfatizzata dall’abito nero senza maniche.

Ravenna, MAR – dal 7 ottobre al 9 dicembre 2012.

Carlo Corsi, Figura con ombrellino, 1915, collezione privata.
Carlo Corsi, La lettura del Carlino, 1918, collezione privata.
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