Una ragazza cittadina immersa nella campagna…o forse no!

Giovedì 16 agosto 2012 – Lyon.

Dopo una nottata piovosa, al mattino mi sveglio con la nebbia padana, ma niente potrà distogliermi dalla meta odierna: Lione! Dopo una strada lunga e tortuosa (di circa 70 km) arrivo al mio solito parcheggio lionnese (collaudato già negli anni precedenti) e non c’è segno di cattivo tempo, mentre la temperatura è freschina, sui 22-23°, ma ideale per girare in lungo e largo la metropoli del Rhône-Alpes. A piedi arrivo nel limitrofo quartiere del Vieux Lyon e prendo per la prima volta la mitica ficelle, cioè la funicolare, verso il quartiere di Saint-Just; la ficelle è un mezzo di trasporto davvero particolare, specie in una grande città della pianura, piccola e rossa, che passa in rigorosa pendenza tra palazzi e case, fino in cima all’omonima collina di Saint-Just. Il rione è caratterizzato dalle vestigia archeologiche di età romana; prima vedo i resti delle terme romane, praticamente celati alla vista da un enorme condominio, i quali sono stati ritrovati negli anni settanta e poi inglobati dalla costruzione. La sola parte visibile oggi è quella del calidarium, che fa però intuire l’estensione totale del complesso. È poi la volta del mur peint di Saint-Just, che riprende un disegno del Cinquecento, raffigurante il quartiere in epoca tardoantica-medievale, con la chiesa omonima, le mura difensive e le stradine strette e contorte. E proprio ai suoi piedi sono in parte visibili le vestigia delle antiche chiese di Saint-Just, tre per l’esattezza, costruite tra IV e XVI secolo, ma rase al suolo a fine Cinquecento, e oggi salvate dall’ennesimo condominio. A pochi passi si apre una piazzetta dove sono stati sistemati 3 sarcofagi di età romana, davvero imponenti seppur parziali, che testimoniano la presenza di una necropoli in questa parte della città, un tempo subito fuori da Lugdunum. Poco più avanti si erige la chiesa di Saint-Irénée, purtroppo chiusa e forse sotto restauro, quindi non posso vedere la cripta dei primi martiri cristiani, mentre è appena visibile il calvario con le tre croci e le statue a grandezza naturale del Cristo, dei ladroni, della Vergine, di san Giovanni Evangelista e della Maddalena. In fondo alla strada si innalza invece il forte di Saint-Irénée, che faceva parte delle fortificazioni della rive droite della Saône.

Terme di Lugdunum – Lione
Mur peint di Saint-Just
Calvario di Saint-Irenée

Riprendo la ficelle, questa volta in discesa, e mi immergo nella Vieux-Lyon, dove constato con ammirazione che il restauro della cattedrale di Saint-Jean è stato finito a tempo di record (poco più di due anni) e ora la chiesa è splendente nel suo candore, con ogni dettaglio perfettamente distinguibile: colonnine, bassorilievi, rosone, gargouilles. Il quartiere è pieno zeppo di gente, complice il fatto che la rue Sant-Jean è stracolma di bar e ristorantini ed è proprio ora di pranzo, ma basta proseguire verso Saint-Paul per sfoltire parecchio.

Cattedrale di Saint-Jean

Attraverso dunque la Saône e scopro il celebre Fresque des Lyonnais, altro mur peint creato dalla Citè de la Création, che raffigura i lionnesi più celebri della storia…e della finzione. E così uno accanto all’altro stanno l’imperatore Claudio, il pittore simbolista Puvis de Chavannes, Jacquard, inventore del telaio omonimo, la marionetta Guignol, il Piccolo Principe e Saint-Exupéry, i fratelli Lumière, facilmente riconoscibili grazie al cinematografo, l’architetto Tony Garnier, la nobildonna Madame Récamier, resa immortale dai ritratti di David…Sorprendente a pianoterra è poi la riproduzione in trompe-l’oeil di negozi, osterie, passanti. Poco distante si trova un altro mur peint, il Fresque de la Bibliothèque, una sorta di biblioteca ideale raccolta dalla Cité de la Création, con citazioni, copertine, dorsi di libri a caratteri cubitali. Decisamente meno d’impatto rispetto al precedente, anche perché molti dei libri non sono un granché famosi in Italia, e il muro è stretto in mezzo agli altri palazzi, che un po’ lo soffocano.

Fresque des Lyonnais

Da lì raggiungo Place des terreaux e mi spingo fino alla riva del Rhône, l’altro fiume di Lione, più ampio rispetto alla Saône e coi barconi ormeggiati stile Senna parisienne. Prendo quindi la metro, direzione Parc de la Tête d’Or, il grandissimo parco cittadino, che costeggia su un lato la Cité Internationale di Renzo Piano, e che comprende un parco zoologico, un giardino botanico, enormi serre, prati a dismisura, un lago, isolotti, giochi per bambini e piste ciclabili e pattinabili. Insomma il posto ideale dove rinfrancarsi e che sarebbe bello trovare in ogni città. Quest’anno in particolare il giardino botanico si è tinto di rosso per l’esposizione “Rouge de plaisir”: tutte le coltivazioni precedenti sono state sostituite con piante a fiori e foglie rosso, porpora, fucsia, un vero e proprio tripudio di dalie, gladioli, petunie, pomodori, fragole, fiori di vetro e tantissime altre varietà tra le più strane e particolari, mentre pannelli giocosi illustrano il perché del colore rosso in natura. Già che sono qui ne approfitto per fare un giro veloce nella grande serra asiatica e nel parco, sempre affollatissimo di gente, per poi tornare in centro, in place Bellecour, per l’immancabile giro di negozi. Visto che la stanchezza si fa sentire e si sta facendo tardi, riprendo l’auto e au revoir Lyon, on éspère à bientôt!

Rouge de plaisir…e rosso sia!
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