Dall’Inferno al Paradiso. Mosaici danteschi ritrovati

Tra settembre e ottobre 2011, l’Urban Center aveva proposto una mostra di opere salvate dall’oblio dei magazzini, restaurate e riconsegnate al pubblico: si trattava dei cartoni a soggetti dantesco, commissionati nel 1965, in occasione del VII centenario della nascita di Dante Alighieri, da Giuseppe Bovini ad artisti italiani contemporanei tra i più affermati e innovativi, per essere poi riprodotti a mosaico da altrettanti mosaicisti della locale scuola. Con un importante recupero il MAR, Museo d’Arte della città di Ravenna, e l’IBC Emilia Romagna avevano permesso la fruizione dei cartoni, opere totalmente dimenticate in qualche magazzino, mentre all’epoca i mosaici giacevano ancora ignorati in qualche angolo recondito del Parco divertimenti di Mirabilandia. Nel mese di aprile 2012 la Fondazione RavennAntica ha deciso di “salvare” questi ultimi e di valorizzarli, inserendoli nel percorso museografico di TAMO, il museo dedicato interamente all’arte musiva, ospitandoli nel chiostro dell’ex chiesa di San Nicolò. Certo il confronto diretto tra cartoni e mosaici avrebbe reso la fruizione perfetta, un po’ com’è già stato fatto da tempo dal MAR con quei mosaici della collezione contemporanea voluti dallo stesso Bovini, da Argan e dalla Bucarelli, ma quando si parla di cultura è sempre meglio gioire del poco che lagnarsi del tanto. E così uno di seguito all’altro si susseguono i canti di Inferno, Purgatorio e Paradiso della celeberrima Commedia dantesca, tanto osannata e celebrata in territorio ravennate quanto in ogni angolo del globo.

Tra i personaggi principali e più noti dell’opera, non potevano mancare Paolo e Francesca (Inferno, canto V), realizzati a mosaico da Giuseppe Salietti su cartone di Raoul Vistoli. I toni scelti dal maestro mosaicista sono quelli terrosi del marrone e del verde, così terreni e mortali, mentre i due amanti scendono in picchiata avvolti in un turbinio verde; i tratti dei volti sono spigolosi, quasi fumettistici. Una vera e propria sfida per il mosaicista Romolo Papa deve essere stata la trasposizione del cartone di Franco Gentilini con Caco il centauro (Inferno, canto XXV), caratterizzato dalla giustapposizione di materiali diversi, compresi ritagli e pezzi di giornale. Se è  forse impossibile mantenere un collage tale e quale su superficie musiva, lo sforzo di Papa è evidente e l’immediatezza e la furia del mostro ucciso da Ercole sono resi alla perfezione. Un’altra pagina toccante dell’Inferno è quella dedicata al girone dei Golosi (canto VI), dove i dannati sono ormai pallide ombre di esseri umani, ridotti a scheletri, che si ammassano attorno a un albero carico di cibo, così luminoso e gioioso a loro confronto. L’estrema magrezza delle figure è sottolineata dalla scarnezza grafica e dallo spazio bidimensionale, irreale in cui vivono, rappresentati sia dal pittore Giovanni Brancaccio sia dal mosaicista Sergio Cicognani, i quali si rifanno a una certa teatralità avanguardista ed espressionistica. I volti deformati e diventati maschere non ricordano forse quelli delle Demoiselles picassiane, mentre i corpi magrissimi e informi non rimandano subito a quelli adolescenziali di Schiele? A chiudere l’Inferno non poteva che essere Lucifero (canto XXXIV), creatura mostruosa dalla lunga coda, dai feroci artigli e dalle diaboliche corna, che domina l’intera scena e relega in un angolino due spaventati e timorosi Dante e Virgilio. Salietti riesce a riprodurre a mosaico la stessa rabbiosità e ferinità del cartone di Aligi Sassu, con quella spessa linea nera così espressionistica e i colori violenti dal fucsia al rosso all’arancio. Per quanto riguarda il Paradiso, una figura di spicco è quella di Giustiniano, imperatore d’Oriente e personaggio cardine della storia ravennate (non fosse altro per la realizzazione della superba basilica di San Vitale), avvolto nell’oro e col capo cinto dal nimbo, qui come nei mosaici bizantini; una visione trascendente voluta sia dal pittore Giovanni Migneco sia dal mosaicista Signorini. Giustiniano (canto VI) reca in mano la sua opera fondamentale, il Corpus Iuris Civilis, e domina su Dante, a capo chino, e su Beatrice, a braccia aperte, quasi a invocarlo. I tratti aspri e spigolosi e l’impostazione generale imponente (seppur nelle dimensioni modeste) ricordano in parte il muralismo messicano di Rivera e Orozco, grandioso ed eroico.

Tamo, Complesso di San Nicolò, via Rondinelli 2 – Ravenna.

Paolo e Francesca, Giuseppe Salietti, 1965
Paolo e Francesca, Giuseppe Salietti, 1965
Caco il centauro, Romolo Papa su cartone di Gentilini, 1965
Caco il centauro, Romolo Papa su cartone di Gentilini, 1965
I Golosi, Sergio Cicognani, 1965
I Golosi, Sergio Cicognani, 1965
Lucifero, Giuseppe Salietti su cartone di Aligi Sassu, 1965
Lucifero, Giuseppe Salietti su cartone di Aligi Sassu, 1965
Giustiniano, mosaico di Signorini su cartone di Giovanni Migneco, 1965
Giustiniano, mosaico di Signorini su cartone di Giovanni Migneco, 1965
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...