Felix Gonzalez-Torres (1957-1996)

Nasce a Cuba, ma si trasferisce negli Stati Uniti a 22 anni e dal 1990 espone alla Andrea Rosen Gallery di New York. Tra il 1987 e il 1991 prende parte al Group Material, un collettivo artistico basato sull’attivismo culturale ed educativo. Lungo tutta la sua breve carriera è stato sempre impegnato per i diritti sociali e politici degli omosessuali. L’incontro fondamentale della sua vita è quello con il compagno Ross Laycock, morto di AIDS nel 1991, malattia che stroncherà lo stesso artista cinque anni più tardi. E proprio la malattia e la morte sono l’ossessione degli ultimi anni di attività, contraddistinti da un’atmosfera di nostalgia, rimpianti, ricordi e riflessioni. Le sue opere sino ricche di riferimenti autobiografici, ma le vicende personali diventano metafore universali della vita dell’uomo. 

Il suo vocabolario estetico si rifà al minimalismo e all’arte concettuale; usa infatti materiali poveri, come lampadine, caramelle, fogli di carta. La sua poetica parte dalla teoria di Bertolt Brecht sul teatro epico, che trasforma lo spettatore da passivo ad attivo osservatore dell’azione sociale. Nella maggior parte delle sue opere infatti il pubblico è invitato a prendere una parte degli oggetti che compongono l’installazione, siano essi fogli di carta o caramelle da scartare e mangiare, condividendo qualcosa con l’artista. I suoi lavori vengono quindi consumati progressivamente e sono destinati a scomparire e ad esaurirsi, proprio come la vita umana.

L’arte è soprattutto un modo per lasciare una traccia della mia esistenza“.
 
Felix Gonzalez-Torres, Untitled (Public Opinion), 1991, New York, Guggenheim Museum

 Questa scultura è costituita da un mucchio di caramelle avvolte nel cellophane e sistemate a piramide contro il muro elicoidale del celebre museo newyorkese sulla Fifth Avenue.

Felix Gonzalez-Torres, Untitled (America), 1994-95

 L’installazione in questione è stata realizzata nel Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. L’uso delle lampadine richiama i lavori di Dan Flavin, le cui luci servono a creare spazio, emozioni e sensazioni, ma le lampadine di Torres sono un simbolo di vita e di bellezza, destinate però ad esaurirsi, così come la vita umana.

Senza pubblico i miei lavori non sono nulla“.

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