Scrivere: la mente non conosce ostacoli

Ravenna, NiArt Gallery – dal 29 ottobre al 12 novembre 2011.
La mostra, curata da Felice Nittolo, si inserisce all’interno dell’Ottobre giapponese, manifestazione alla sua nona edizione, che ha l’intento di far conoscere la cultura e le tradizioni giapponesi non solo a Ravenna ma anche a Faenza e Bagnacavallo, con dimostrazioni di art marziali, proiezioni di film, cene a tema e conferenze su arte, scrittura e astronomia. L’esposizione alla NiArt Gallery è dedicata interamente alla calligrafia, che in Estremo Oriente diventa qualcosa di più complesso, creativo e profondo rispetto alla pratica dello scrivere in Occidente. I nove artisti in mostra hanno affrontato questo tema, tanto legato alla tradizione in Giappone quanto misterioso e arcano per noi in Europa, utilizzando diversi mezzi espressivi, dal collage al mosaico, dal disegno alla scultura. Alcuni di questi giovani artisti sono già noti in territorio ravennate, in particolare i mosaicisti Takako Hirai e Atsuo Suzumura; la prima questa volta si è allontanata (solo apparentemente però) dal mosaico poiché ha eseguito un collage con piccoli pezzetti di carta bianca su cui ha disegnato ideogrammi, alberi, figurine umane. Come la stessa artista ha spiegato durante l’inaugurazione, l’opera è stata pensata come un bozzetto preparatorio, dove ha giustapposto parole e immagini come la sua mente le suggeriva di volta in volta, arrivando a creare un concetto unitario, quello del riposo, simboleggiato in giapponese proprio dall’uomo che si riposa sotto un albero (Riposo, 2011). Il giovane Suzumura (a cui Nittolo aveva già riservato una personale a inizio 2011) si è dedicato invece all’amato mosaico, adottando però il tipico formato nipponico stretto e allungato, che rimanda ai kakemono (Speranza, 2011). Le tessere piuttosto irregolari e le schegge che ha usato per rappresentare l’ideogramma della speranza creano molto movimento e richiamano certi tecnicismi cinetici di matrice futurista. Rumi Okawa ha realizzato quello che ha l’aspetto di un vero kakemono, un rotolo di carta su fondo dorato su cui ha scritto una frase che alle orecchie occidentali richiama all’istante il Sol Levante e i suoi crisantemi: “sedersi in un campo di fiori ubriachi di luna”. Infine Mokichi Otsuka ha presentato una sorta di dittico (Gatto sacro, luce, 2011), costituito da una scultura raffigurante la testa di un gatto asiatico e un dipinto fitto di ideogrammi, dal cui sfondo emerge la testina dello stesso felino capovolta e in colore oro, come fosse un’icona che si rivela solo agli occhi più attenti.

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