Biennale del Mosaico

Fino al 20 novembre Ravenna ospita la seconda edizione del Festival Internazionale di Mosaico Contemporaneo, con decine di eventi, mostre, incontri, seminari, installazioni in luoghi simbolo della città. Sicuramente questo festival è un’ottima occasione per dimostrare come Ravenna possa confrontarsi con l’arte contemporanea e che non è solamente ancorata al passato e ai mosaici (splendidi) dell’epoca tardoantica e bizantina. Ogni galleria e museo della città è invaso da schiere di mosaici, alcuni tradizionali e altri molto innovativi per materiali e tecniche usati. Ovviamente non tutti i lavori presentati sono dei capolavori, ma almeno si avverte lo sforzo di confrontarsi con un medium artistico così particolare e inusuale (se si abita fuori da Ravenna, perché in città è certamente quello più sfruttato).
Dopo 4 giorni dall’apertura, il mio giudizio può essere solo molto parziale, ma finora meritano una menzione speciale l’installazione all’interno del MAR, chiamata Il mostro della laguna, e la collettiva nella chiesa sconsacrata di San Domenico, con opere provenienti da tutto il mondo. Il mostro della laguna è un progetto molto ambizioso, presentato già alla Biennale di Venezia, realizzato da un team eterogeneo di professionalità, tra cui designer, architetti, maestri vetrai. Come indica bene il nome, si tratta di una creatura simile a un enorme lucertolone, che sbuca fuori da una vasca piena d’acqua: ha un’anima in acciaio ed è interamente ricoperta di squame di vetro di Murano. L’impatto visivo è molto forte, grazie anche all’uso di una “colonna sonora” creata ad hoc, e all’impianto di domotica (orribile parola) che manovra la bestia.
La mostra collettiva invece raccoglie una trentina di artisti internazionali, provenienti anche da Australia, Stati Uniti, Egitto, Norvegia. Le scuole migliori, a mio insindacabile giudizio, sono però quelle italiana e francese, vera scoperta quest’ultima; tra gli artisti più interessanti segnalo Julian Modica e Pascale Beauchamps. Il primo crea mosaici con materiali tradizionali ma come se fossero lavori di videoarte, con un effetto straniante che si risolve solo vedendoli a pochi centimetri di distanza, mentre la seconda utilizza quasi esclusivamente sassi e pietre, non lavorate ma lasciate al naturale e giocando molto sugli effetti materici di questi materiali così sgrezzi e banali.
Mi hanno invece un po’ deluso l’installazione dei CaCO3, gruppo interessante e nuovo di mosaicisti installatisi a Ravenna dopo gli studi, che dovrebbe dialogare con il favoloso Battistero degli Ariani, ma che purtroppo dà un po’ l’impressione di un telo da bagno steso ad asciugare, e la mostra GAEM, del premio Giovani Artisti e Mosaico, ospitata sempre al MAR, dove sono presenti 10 lavori di altrettanti artisti giovani, che però non mi hanno proprio entusiasmato tranne qualche eccezione (il quotato Luca Barberini rimane uno dei miei preferiti in ambiente ravennate).
Il festival è tuttavia all’inizio e ci sarà tempo per rifarsi.
Intanto il mio invito è di scoprire l’anima contemporanea di Ravenna.

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